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	<description>Laboratori di cittadinanza attiva</description>
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		<title>Il programma completo del convegno</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 08:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[I lavori del convegno di Spazio Comune inizieranno venerdì 24 febbraio alle 8.45 con un welcome coffee offerto dagli organizzatori. Si svilupperanno in varie sessioni con interventi programmati degli ospiti e dibattito con i partecipanti. La chiusura alle 13 di &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=562">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I lavori del convegno di Spazio Comune inizieranno venerdì 24 febbraio alle 8.45 con un welcome coffee offerto dagli organizzatori. Si svilupperanno in varie sessioni con interventi programmati degli ospiti e dibattito con i partecipanti. La chiusura alle 13 di sabato 25 febbraio.</p>
<p>Scarica il programma completo <a class='wpdm-popup' rel='colorbox' title='Il programma completo' href='http://www.spaziocomune.eu/?download=40' style="background:url('http://www.spaziocomune.eu/wp-content/plugins/download-manager/icon/download.png') no-repeat;padding: 0px 7px 0px 49px;font:bold 10pt arial;">Download</a></p>
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		<title>Perchè il convegno di Spazio Comune</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 08:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[La nostra società vive due profonde trasformazioni che vengono di norma marginalizzate nel confronto pubblico: la crescita esponenziale di nuove vulnerabilità in ceti che non avevano mai conosciuto il rischio della povertà; una possente deriva oligarchica a fronte della quale l’attuale articolazione delle &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=558">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra società vive due profonde trasformazioni che vengono di norma marginalizzate nel confronto pubblico: la crescita esponenziale di nuove vulnerabilità in ceti che non avevano mai conosciuto il rischio della povertà; una possente deriva oligarchica a fronte della quale l’attuale articolazione delle forme della democrazia non sembra in grado di proporre risposte efficaci.</p>
<p>I tumultuosi cambiamenti epocali che stiamo attraversando, stanno depositando in silenzio<br />
nella vita quotidiana delle persone nuove importanti criticità. L’ideologia del no limits e la<br />
conseguente coazione a cogliere tutta la miriade di opportunità che quotidianamente ci<br />
assedia, producono una vita trafelata e perennemente al di sopra delle possibilità di tante<br />
famiglie che da tempo (molto prima della recente crisi finanziaria) si trovano a fare i conti<br />
con la difficoltà ad “arrivare alla quarta o alla terza settimana”.</p>
<p>Queste criticità si traducono in nuovi disagi e malattie (in particolare la depressione) che attraversano soprattutto una fascia sociale definibile come “ceto medio impoverito” o “vulnerabili”. Per queste persone la crescente evaporazione dei legami sociali rende più difficile l’elaborazione del limite e il fronteggiamento delle difficoltà; allo stesso tempo il modello iper-prestativo dominante produce spesso vergogna nel chiedere aiuto per timore di venire catalogati come “inadeguati” o “falliti”.</p>
<p>L’area dei vulnerabili non sta solo silenziosamente slittando verso la povertà, ma è anche<br />
in tacito esodo dalla cittadinanza: sta sviluppando cioè un ri-sentimento verso tutto ciò che<br />
è istituito (non solo Stato ed enti locali, ma anche terzo settore e sindacati) da cui non si<br />
sente ri-conosciuta.</p>
<p>Se questo ri-sentimento appare oggi più attratto da linguaggi politici semplificatori, dunque<br />
potenzialmente eversivi, i vulnerabili sono spesso persone interessate allo spazio pubblico<br />
e perciò avvicinabili anche da modalità di esercizio dell’autorità in grado di rassicurare<br />
senza illudere, di coinvolgere per costruire insieme intorno ad oggetti quotidiani, utili, non<br />
stigmatizzati. Per chi ha a cuore le sorti della democrazia si tratta dunque di valorizzare<br />
queste risorse carsiche. A tale scopo sembra indispensabile un forte rinnovamento delle<br />
tradizionali attrezzature metodologiche messe in campo nei percorsi partecipativi.<br />
Alcune esperienze partecipative nell’area del welfare, dell’ambiente e dell’urbanistica<br />
(spesso con significative collaborazioni tra cittadini e istituzioni), realizzate in questi anni in<br />
diversi contesti, suggeriscono come sia possibile agganciare, attivare e manutenere queste risorse a patto di utilizzare dispositivi metodologici adeguati, che possono fungere da base per un arricchimento e una ri-articolazione delle forme attuali della democrazia.<br />
Ciò rimanda alla diffusione di nuove competenze in una vasta gamma di operatori, responsabili tecnici e politici di istituzioni e terzo settore. Il problema del come (metodi, strumenti, competenze) diventa così il cuore della partita si gioca intorno alla democrazia.<br />
È una sfida non semplice e richiede l’allestimento di contesti adeguati.</p>
<p>Spazio Comune cerca di essere uno di questi contesti, generatore a sua volta di altri possibili contesti per promuovere una ri-articolazione della democrazia a partire dalle nuove vulnerabilità. Questa occasione di incontro si propone di testare queste ipotesi e queste prassi di lavoro con altre persone e organizzazioni sociali e politiche che stanno cercando e sperimentando in questa stessa direzione.</p>
<p>SCARICA LA PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO <a class='wpdm-popup' rel='colorbox' title='Perchè il convegno di Spazio Comune' href='http://www.spaziocomune.eu/?download=39' style="background:url('http://www.spaziocomune.eu/wp-content/plugins/download-manager/icon/download.png') no-repeat;padding: 0px 7px 0px 49px;font:bold 10pt arial;">Download</a></p>
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		<title>Scarica la scheda di iscrizione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipare al primo evento nazionale di Spazio Comune è semplice: basta scaricare qua la SCHEDA DI ISCRIZIONE e versare il contributo che comprende, oltre alla partecipazione all’evento, anche il welcome coffee e buffet di venerdì 24 febbraio, materiali informativi, un anno di &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=537">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partecipare al primo evento nazionale di Spazio Comune è semplice: basta scaricare qua la <a href="http://www.spaziocomune.eu/?attachment_id=555">SCHEDA DI ISCRIZIONE</a> e versare il contributo che comprende, oltre alla partecipazione all’evento, anche il welcome coffee e buffet di venerdì 24 febbraio, materiali informativi, un anno di abbonamento alla rivista Animazione Sociale per il 2012. La quota è uno strumento di partecipazione al progetto Spazio Comune. E&#8217; necessario compilarla ed inviarla prima possibile -e comunque non oltre il 16 febbraio- all&#8217;indirizzo info@volontariatoepartecipazione.it.</p>
<p>Scarica la scheda di iscrizione <a class='wpdm-popup' rel='colorbox' title='Scheda di iscrizione evento #spaziocomune' href='http://www.spaziocomune.eu/?download=38' style="background:url('http://www.spaziocomune.eu/wp-content/plugins/download-manager/icon/download.png') no-repeat;padding: 0px 7px 0px 49px;font:bold 10pt arial;">Download</a></p>
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		<title>Il primo evento nazionale di Spazio Comune</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 12:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liguria-Piemonte-appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia-appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;#spaziocomune. Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilità&#8221; è il titolo del primo evento nazionale del progetto Spazio Comune che mette in rete 5 laboratori regionali che nel corso del 2011 si sono trovati a riflettere sul tema della partecipazione nel &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=490">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;#spaziocomune. Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilità&#8221; è il titolo del primo evento nazionale del progetto Spazio Comune che mette in rete 5 laboratori regionali che nel corso del 2011 si sono trovati a riflettere sul tema della partecipazione nel contesto di nuove vulnerabilità che soffre il nostro Paese. Si terrà a Lucca il 24 e 25 febbraio prossimo nell&#8217;ambito di Villaggio Solidale. Hanno assicurato la loro partecipazione ai lavori nomi di grande rilievo, da Miguel Benasayag a Ilvo Diamanti, da Giuseppe De Rita a Alain Erhemberg. Ma anche Francesco Indovina, Marianella Sclavi, Franco Floris, Gino Mazzoli, Riccardo Guidi e Ivo Lizzola.</p>
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		<title>Il laboratorio della Lombardia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il laboratorio lombardo si è incontrato tre volte (7 marzo, 16 maggio e 17 ottobre 2011) a Bergamo e si è avviato nella condivisione delle ipotesi generali di Spazio Comune, soffermandosi sulle connessioni fra il welfare e la democrazia che sembrano attraversati &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=287">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il laboratorio lombardo si è incontrato tre volte (7 marzo, 16 maggio e 17 ottobre 2011) a Bergamo e si è avviato nella condivisione delle ipotesi generali di Spazio Comune, soffermandosi sulle connessioni fra il welfare e la democrazia che sembrano attraversati dalla necessità comune di &#8220;riallestire il sociale&#8221; e costruire nuove forme di partecipazione e di dialogo tra e con i vulnerabili.</p>
<p>I primi due incontri sono stati importanti per conoscersi (aspetto di non poco conto) e per confrontarsi intorno alle ipotesi, per arricchirle, integrarle con le esperienze, le conoscenze e gli osservatori personali e locali. E proprio in ragione di ciò, per il terzo incontro di ottobre, si è avvertito il bisogno di svolgere degli approfondimenti: tra l’incontro di maggio e quello di ottobre si è organizzato un focus group con un gruppo di amministratori locali che ha ragionato intorno ad esperienze e riflessioni intorno alla partecipazione e alle nuove vulnerabilità. Gli esiti sono stati un importante stimolo per il 17 ottobre. Inoltre, a cura di alcuni partecipanti esperti di economia e statistica, sono stati offerti dati ed elaborazioni intorno all’economia dei servizi, alla creazione di valore pubblico nelle pratiche di welfare.<br />
Infine, sull’onda del piacere e del senso dell’incontrarsi, si è anche sentito il bisogno di interrogarsi sull’identità di Spazio Comune: cosa è? Cosa sta diventando? Una rete di laboratori di cittadinanza attiva, un posto un po’ strano che non c’è, uno spazio che cerca di connettere delle esperienze senza metterci sopra un cappello, uno spazio che non ambisce a connettere per inglobare ma a collegare per generare.</p>
<p><strong>Chi fa parte del laboratorio</strong></p>
<p>Vi fanno parte circa 60/70 persone provenienti dai mondi dell’Università, della cooperazione sociale, dell’associazionismo, delle amministrazioni locali, delle professioni sociali (formatori, consulenti), ecc. Ciò che ha caratterizzato sino ad ora il laboratorio è stato l’interesse e la partecipazione a titolo personale, non tanto la presenza rappresentativa “istituzionale”. Anche questo aspetto, tra gli altri più connessi agli oggetti, ha contribuito a costruire un clima piacevole e accogliente di lavoro.</p>
<p><strong>Alcuni temi affrontati</strong></p>
<p>Qui di seguito, in una sintesi molto schematica, proponiamo i temi trattati nel laboratorio (rimandiamo ai verbali degli incontri per una presentazione più estesa).</p>
<p>1. Le ipotesi di avvio di Spazio Comune (evaporazione dell’humus democratico, uno tsunami socio-culturale, le ricadute nella vita quotidiana, la necessità di ri-allestire il sociale, come e su cosa incontrare i vulnerabili, pensare ed agire nuove competenze sociali, ecc). Oggi diventa infatti cruciale, a fronte di un welfare che sembra giunto a un punto di non ritorno, trovare modi e dispositivi per progettare insieme ai cittadini, unica strada possibile perché il welfare non diventi servizio di nicchia ma “attivatore”, generatore di risorse che altrimenti non potrebbero essere viste e valorizzate. Come riuscire a non privare i cittadini del diritto di costruire nuovo spazio pubblico, a fronte di una democrazia ormai “biforcata”, da un lato nelle “stanze ovattate”, dall’altro in forme di autorganizzazione della società civile?</p>
<p>2. Non abbiamo una sufficiente conoscenza delle vulnerabilità: cosa intendiamo per vulnerabilità? Siamo tutti vulnerabili? E’ necessario lavorare dentro le aree della vulnerabilità per capire quali sono gli interstizi dove c’è un margine di speranza. Si assiste sempre più a forme di solidarietà perimetrate.</p>
<p>3. E’ necessaria una &#8220;de-welfarizzazione&#8221;: significa non avere un unico sguardo che rischia di fissare ma provare ad agire degli sguardi che de-assistenzializzano. Un&#8217;espressione utilizzata con accezione provocatoria e non assoluta. Quali implicazioni e quali portate ha oggi questo discorso per il ruolo degli operatori sociali e degli educatori, soprattutto in Lombardia, per quello che è il welfare lombardo? Oggi assistiamo a un welfare sempre più rigido che fatica a connettere servizi istituiti e spazi e servizi di innovazione: abbiamo tenuto troppo nell’implicito l’importanza e il valore di alcune opzioni culturali e di senso. Oggi isolando i bisogni con la loro monetizzazione si rischia di produrre un isolamento degli stessi soggetti. Gli interventi e i bisogni sono monetizzati (i voucher), gli operatori sociali rischiano di essere percepiti come emettitori di voucher.</p>
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		<title>Il laboratorio della Calabria</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 10:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[A Cosenza il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Università della Calabria è entrato nella rete di Spazio Comune animato dai professosi Piero Fantozzi e Giorgio Marcello e da una vivace rete di ricercatori. Da subito la discussione si è incentrata su &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=453">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Cosenza il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Università della Calabria è entrato nella rete di<br />
Spazio Comune animato dai professosi Piero Fantozzi e Giorgio Marcello e da una vivace rete di<br />
ricercatori. Da subito la discussione si è incentrata su come &#8220;calibrare sul sud&#8221; gli obiettivi e<br />
l&#8217;ipotesi di fondo del progetto e sul tema, proposto da Gino Mazzoli e presente anche nell&#8217;intervista<br />
in questo dossier, di come &#8220;de-welfarizzare i vulnerabili&#8221;. Le persone che si sentono vulnerabili -o<br />
vulnerate- cominciano ad essere la maggioranza. Coloro che si percepiscono tali, spesso si sentono<br />
minacciati dai marginali. Sono persone che hanno casa, lavoro e titolo di studio, dispongono cioè<br />
dei beni che costituiscono oggetto degli interventi tradizionali del welfare. Fanno fatica ad arrivare<br />
alla fine del mese, e sperimentano la povertà di reti sociali e parentali. Scivolano a ridosso dell’area<br />
di povertà. La perdita temporanea del lavoro non è un fatto nuovo. Ora, però, è più difficile farvi<br />
fronte per l’assenza di &#8220;airbag relazionali&#8221;. Un altro elemento è la vergogna di esibire questa<br />
condizione. Cos’è successo? L’ipotesi di fondo: sulla nostra società si è abbattuto qualcosa di molto<br />
profondo dal punto di vista culturale. Una sorta di tsunami, per cui impossibile is nothing, come<br />
recita una famosa pubblicità televisiva. Siamo assediati dalle opportunità, con l’idea che dobbiamo<br />
assolutamente coglierle per poterci realizzare, altrimenti siamo dei falliti. In passato avevamo<br />
nevrosi da compressione per molte norme; oggi viviamo in un clima da libertà obbligatoria. Se non<br />
riesci ad essere libero, sei un fallito. È sempre più forte la spinta a vivere una vita dopata, al di<br />
sopra delle proprie possibilità, che produce indebitamento o depressione o nevrosi da ansia da<br />
prestazione. In questo scenario, non si tratta di fare alle persone un ragionamento sui valori, ma di<br />
agganciarle a partire dai problemi che vivono, senza stigmatizzarle. La sfida è quella di &#8220;agganciare<br />
i vulnerabili&#8221;, andando verso di loro, senza aspettarli; trovare oggetti non stigmatizzanti, quotidiani;<br />
riallestire il sociale, valorizzando anche i momenti di convivialità. Il tema del welfare (da ricostruire<br />
con i cittadini andando verso di loro) e quello della politica (che ha perduto dimensioni<br />
partecipative e deve ricostruirle) vanno convergendo. Così come vanno convergendo le possibilità<br />
di intervento. Le persone vulnerabili sono agganciabili attraverso oggetti non stigmatizzanti. Da qui<br />
l’esigenza di una riforma istituzionale che parta dal basso e dalla necessità di una ristrutturazione<br />
della democrazia di base. Ovvero di luoghi in cui si riesca a fare, a riflettere dentro al fare, e a<br />
durare nel tempo, per produrre progetti di attivazione. Questo aspetto chiama in causa il problema<br />
delle competenze. Per riuscire a fare queste operazioni occorrono delle capacità, sulle quali<br />
l’università non è ovunque attenta. Operare nella vulnerabilità vuol dire riconoscere che chi vive<br />
quella situazione è portatore di saperi. Nel corso del dibattito sono emersi molti interventi volti a<br />
declinare &#8220;al sud&#8221; questi temi: il &#8220;vuoto&#8221; del sud dovuto al fatto che c’è un unico grande attore che è<br />
la politica e il pubblico che deresponsabilizza il &#8220;grande niente&#8221; che è la società; il fatto che anche<br />
le mafie creaino coesione: Don Giacomo Panizza ha suggerito di tenere presente l’importanza in<br />
Calabria della &#8220;cultura dei ceti&#8221; piuttosto che quella delle classi; la necessità di mettere in rete e a<br />
sistema le esperienze per promuovere la partecipazione; la formazione degli operatori sociali; la<br />
riflessione sulle &#8220;minoranze attive&#8221; in un contesto difficile. Denso di implicazione anche uno dei<br />
punti introdotti da Piero Fantozzi: &#8220;il sostegno alle persone vulnerabili non può essere catapultato<br />
dall’esterno, ma deve nascere dall’interno degli ambienti della vulnerabilità e deve esprimersi<br />
secondo i modi della reciprocità&#8221;.</p>
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		<title>Il laboratorio dell&#8217;Emilia Romagna</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 10:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incontro di Spazio Comune a Monteveglio, in provincia di Bologna, in uno splendido agriturismo, si è svolto a ridosso dei referendum di giugno. Uno degli input giunti da un vivace dibattito è stato quello di non isolare il tema della &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=451">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;incontro di Spazio Comune a Monteveglio, in provincia di Bologna, in uno splendido agriturismo,<br />
si è svolto a ridosso dei referendum di giugno. Uno degli input giunti da un vivace dibattito è stato<br />
quello di non isolare il tema della partecipazione ai temi sociali, ma tenere presente, ed è una<br />
necessità forte in quelle terre, anche quelli dell&#8217;energia e dell&#8217;ambiente. È emerso fortemente una<br />
delle ipotesi fondamentali di Spazio Comune: il confine da fondere fra sociale e politico e<br />
l&#8217;importanza di sviluppare saperi cruciali per il lavoro politico. Una delle domande è stata quella su<br />
dove trovare le energie e le forze delle persone, soprattutto quando si parla di vulnerabili e come<br />
costruire alleanze fra soggetti disponibili. A Monteveglio erano Emilia erano presenti operatori,<br />
dirigenti, persone con responsabilità istituzionali ed è stata evocata una possibile alchimia di<br />
allenaze da costruire. È il decisore politico che ha la responsabilità di agire, ma attivare la<br />
partecipazione significa attivare risorse ed energie interessanti che poi rimangono. Per questo va<br />
ricostruito il collegamento, oggi scollegamento, fra politica e vulnerabili anche perchè non tutti<br />
sono in grado di partecipare. E&#8217; giusto, è stato detto a Monteveglio, non &#8220;perseguitare&#8221; le persone<br />
ma accompagnarle. Occorre investire molto all&#8217;inizio per far ripartire, come succede in economia<br />
situazioni bloccate che poi avanzano fluidamente. Anche nel welfare, ed anche in Emilia Romagna,</p>
<p>la questione si ripropone ed a maggior ragione oggi in tempi di &#8220;costo zero&#8221; la questione diventa<br />
rilevante. Vanno cercate le reti da allestire ed è interessante andare a vedere come alcune situazioni<br />
sociali stanno ricostruendo le proprie reti. I contesti di vitalità di cittadini aiutano tutti ad operare<br />
meglio. La questione di distinguere costruttori di coesione rispetto ai vulnerabili è emersa molto<br />
bene nel corso dell&#8217;incontro di Monteveglio. La difficoltà è quella di utilizzare i parametri<br />
economici e sociali nell&#8217;individuazione della vulnerabilità e serve una riflessione continua e mai<br />
definitiva. Il web 2.0 aiuta ad aprire spazi e possibilità perchè è uno spazio senza limiti, ed è uno<br />
spazio utile dove giocare una relazione anche in termini intergenerazionali. Centrale, e non poteva<br />
che essere così, il tema della relazione fra &#8220;micro&#8221; e &#8220;macro&#8221;. &#8220;Investire sul quotidiano -ha detto<br />
Gino Mazzoli concludendo l&#8217;incontro- e sul &#8220;come fare&#8221; sembra fare rima solo con il micro mentre i<br />
richiami di oggi sono stati molto incentrati sulla speranza e le prospettive con la svolta di riuscire a<br />
vedere il macro dentro al micro senza morire di quotidiano&#8221;. Riuscire a fare questa connessione è<br />
una scommessa. e spazio comune è una possibilità per farlo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il laboratorio di Liguria-Piemonte</title>
		<link>http://www.spaziocomune.eu/?p=449</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 10:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liguria-Piemonte]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tappe del laboratorio piemontese 15 aprile 2011: Spazio Comune muove il primo passo in Piemonte e Liguria Su chiamata di Gino Mazzoli e della rivista Animazione Sociale, con la collaborazione del Comune di Moncalieri, s’incontrano una trentina di persone &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=449">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le tappe del laboratorio piemontese</strong></p>
<p><strong>15 aprile 2011</strong>: Spazio Comune muove il primo passo in Piemonte e Liguria<br />
Su chiamata di Gino Mazzoli e della rivista Animazione Sociale, con la collaborazione del Comune di Moncalieri, s’incontrano una trentina di persone appartenenti a diverse realtà del territorio piemontese, e alcuni rappresentanti della Liguria. Sono presenti alcuni enti locali, l’Università, una decina di associazioni, alcuni “single”, un paio di cooperative, un consorzio, Banca Etica.</p>
<p>La giornata parte dall’intervento di Gino Mazzoli in cui si discute di nuove vulnerabilità, di trasformazioni del tessuto sociale, di partecipazione politica e sociale e qualità della democrazia; si racconta anche dell’avvio del laboratorio Spazio comune, al momento già attivo in altri territori italiani. A partire da questo contributo, si apre il confronto e il dibattito.</p>
<p>Emergono alcuni pensieri: l’importanza di lavorare insieme per ricostruire visioni reali e praticabili, visioni altre con parole nuove; la necessità di partire dalla quotidianità e dal personale per sviluppare pensieri comuni e continui. Tra gli aspetti di criticità: come modificare politiche che partono da una cultura di welfare per affrontare la realtà dei vulnerabili? Come alimentare la costruzione di operatori adeguati per affrontare tale complessità, mutabilità, disgregazione, considerando che le competenze loro richieste sono molto alte e non sempre in sintonia con mission e procedure delle organizzazioni?</p>
<p><strong>13 giugno 2011: secondo incontro</strong></p>
<p>Le organizzazioni presenti raccolgono e raccontano alcune esperienze d’intervento, che – intenzionalmente o meno – hanno intercettato il target dei vulnerabili. Si raccolgono 7 esperienze:</p>
<p>1. Servizio di Epidemiologia ASL TO 3, Grugliasco – progetto che lavora sulla relazione tra vulnerabilità e salute mentale, attraverso il coinvolgimento dei Medici di Base per intercettare i pazienti che hanno interrotto percorsi sanitari e di cura</p>
<p>2. Comune di Asti – progetto legato al sistema educativo</p>
<p>3. Associazione Jonathan, Torino – progetto legato alla promozione di Gruppi di Acquisto Solidale e ad attività di educazione ambientale, con utilizzo di uno spazio aperto (Officina Verde Tonolli) nel territorio della Circoscrizione 4</p>
<p>4. Associazione Idea Lavoro, Torino – progetto di accompagnamento sociale con interventi legati al tema della sicurezza e dell’integrazione, realizzato nel Villaggio operaio SNIA, residenza popolare nella barriera nord di Torino</p>
<p>5. Fondazione Cascina Roccafranca, Torino – progetto legato alle modalità di gestione e lavoro della Cascina Roccafranca, luogo pubblico-privato che nasce come collettore di iniziative, spazi, servizi di interesse e utilità comune</p>
<p>6. Progetto “In piazza s’impara” – progetto realizzato in piazza della Repubblica, piazza del mercato di Porta Palazzo, legato alla realizzazione di momenti di incontro, scambio e formazione rivolti a stranieri ed autoctoni</p>
<p>7. Associazione Choròs, Torino – progetto di teatro comunità realizzato nella Circoscrizione 6 di Torino</p>
<p>Durante l’incontro vengono presentate alcune di queste esperienze, e i partecipanti iniziano a ragionare su quali siano gli elementi che hanno consentito di “<em>acchiappare i vulnerabili</em>” e quali siano gli aspetti che favoriscono la generazione di “spazio comune”.</p>
<p>Ne emerge in particolare:</p>
<p>- l’importanza dell’informalità  -dalla cura delle “chiacchiere sociali” alla realizzazione di momenti di convivialità, festa, scambio di ricette – e anche di spazi e tempi per l’ascolto e la restituzione</p>
<p>- importanza della relazione di vicinato</p>
<p>- l’importanza degli attrattori sociali</p>
<p>- la necessità di alimentare sempre la relazione instaurata con i soggetti coinvolti.</p>
<p>Non vi è il tempo per analizzare tutte le esperienze raccolte, e si avvicina il periodo estivo. Si decide così, seguendo la proposta di alcuni dei partecipanti, di costituire un tavolo ristretto, che s’incontrerà di lì a breve, per riprendere in mano le esperienze e provare a fare qualche rielaborazione. Ci sono anche da affrontare alcune questioni di auto-organizzazione, in quanto la struttura ed il funzionamento stesso del laboratorio sono una sperimentazione. L’Associazione Solea si propone di occuparsi, per un primo periodo, della cura di alcuni aspetti organizzativi e della raccolta dei contenuti e dei materiali.<br />
<strong></p>
<p>Il tavolo ristretto – giugno/luglio 2011 – Cascina Roccafranca</strong></p>
<p>Durante l’estate il tavolo si incontra 2 volte, il 29 giugno e l’11 luglio. Gli incontri sono frequentati da una dozzina di persone che, in realtà, anziché riprendere in mano le esperienze raccolte, iniziano a divagare ed approfondire quale possa essere il senso del laboratorio piemontese, e quali le possibili traiettorie del suo lavoro. Una delle domande più pressanti è: non sarà una delle tante (troppe) reti di cui già abbiamo fatto esperienza??</p>
<p>Al termine del II incontro si decide di provare a raccogliere pensieri, dubbi ed elaborazioni intorno a quattro temi che sono ritornati frequentemente:</p>
<p>- Democrazia e vulnerabilità: la questione della ri-costruzione del consenso<br />
- Quali forme di accompagnamento: esperienze di auto-organizzazione<br />
- La relazione con gli altri: tra opportunità ideali e fatiche reali<br />
- Sensibilizzare perché?</p>
<p><strong>20 settembre 2011 – terzo incontro – Casa del quartiere di San Salvario</strong></p>
<p>Questo incontro rappresenta un passaggio delicato: non è molto partecipato, e ci si chiede come mai, perché.. Inizia ad essere chiaro che questo spazio, autogestito e autoalimentato, non è un luogo in grado di dispensare ricette magiche, ma si va delineando come un vero spazio di lavoro. Che sta cercando una sua direzione. C’è consenso sul fatto che la vulnerabilità – volenti o nolenti – sia tema che tocca profondamente le personali e professionali di quasi tutti; e si riconosce in spazio comune il valore di uno spazio libero, allargato, eterogeno, dove potersi confrontare e poter guardare il mondo da una prospettiva diversa – meno produttiva di quel che si può fare all’interno delle proprie organizzazioni e più elaborativa.</p>
<p><strong>22 novembre – quarto incontro &#8211; Cascina Roccafranca</strong></p>
<p>Il gruppo inizia a delineare una sua struttura e un metodo di lavoro.<br />
Ci sono alcuni elementi che segnano i “paletti” all’interno dei quali il laboratorio vorrebbe muoversi:</p>
<p>- tenere insieme teoria e pratica, ovvero un piano più teorico di scambio ed elaborazione ed un piano più pratico, sperimentale e progettuale<br />
- immaginare il laboratorio regionale come luogo di elaborazione di contenuti, luogo in cui si decide di formulare dei pensieri condivisi – e per farlo si deve dare una struttura di lavoro – e che poi questo laboratorio possa provare a portare a galla quello che sui territori si muove, e possa anche convocare territori, soggetti significativi, politici per degli appuntamenti più saltuari di tipo seminariale<br />
- dare valore alla dimensione dell’incontro tra persone e professioni che appartengono ad ambiti diversi, con competenze differenti, e con sguardi interpretativi della realtà diversi.</p>
<p>Nel concreto si decide di andare a raccogliere e interrogare delle esperienze realizzate sui territori che abbiano intercettato i vulnerabili e che siano riuscite – in qualche modo – a rafforzare, ricostruire legami, e ridurre la frammentazione degli individui e della loro vita. Dopo gli incontri con queste esperienze, il gruppo si ritroverà per provare ad elaborare quali siano gli elementi che favoriscono questo tipo di lavoro, e se sia possibile trarne indicazioni di metodo e di approccio.</p>
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		<title>Il laboratorio della Toscana</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[11 Gennaio 2011: Spazio Comune muove il primo passo in Toscana. Sollecitate dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione, si incontrano i rappresentanti di alcune Caritas diocesane della regione, ANPAS Toscana, ARCI Toscana, Confederazione Toscana Misericordie, Confcooperative-Federsolidarietà Toscana, Consorzio Esprit, Legacoop Toscana, Oxfam Italia, Regione &#8230; <a href="http://www.spaziocomune.eu/?p=428">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>11 Gennaio 2011: Spazio Comune muove il primo passo in Toscana.</strong></p>
<p>Sollecitate dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione, si incontrano i rappresentanti di alcune Caritas diocesane della regione, ANPAS Toscana, ARCI Toscana, Confederazione Toscana Misericordie, Confcooperative-Federsolidarietà Toscana, Consorzio Esprit, Legacoop Toscana, Oxfam Italia, Regione Toscana.</p>
<p>A partire da un’intervento di Gino Mazzoli si discute di nuove vulnerabilità, servizi di welfare, partecipazione politica e sociale e qualità della democrazia. Tutti i partecipanti convengono su un punto fondamentale: la diffusione di nuove vulnerabilità mette in crisi non solo le prassi d’intervento dei servizi alla persona ma anche la democrazia. Occorre inventarsi qualcosa di nuovo.</p>
<p><strong>Febbraio / Marzo 2011: alcune esperienze d’intervento sociale s’incontrano.</strong></p>
<p>Le organizzazioni presenti all’incontro di Gennaio selezionano al proprio interno alcune esperienze originali d’intervento che si incontrano tra Febbraio e Marzo 2011. Entrano in contatto e si raccontano il Progetto Villa Lorenzi dell’Associazione Villa Lorenzi (FI), il Progetto Integra dell’Associazione Pozzo di Giacobbe (PT), il Progetto Cammini di giustizia di Caritas Lucca (LU), il Progetto Cittadini insieme del Comune S.Casciano Val di Pesa (FI), lo Sportello Povertà e il Progetto Tutoring del Comune di Capannori (LU), i facilitatori degli Open Space Technology realizzati da Anpas Toscana nel 2011, i responsabili di un progetto di Teatro dell’Oppresso nel quartiere delle Piagge (FI), singoli operatori e operatrici sociali che in Toscana lavorano da 15 anni. Dall’ascolto reciproco e dalla discussione emerge un quadro ricco e articolato di nuovi (e vecchi) problemi ma anche di tentativi pratici che, su piccola scala, provano a costruire proposte innovative<br />
d’intervento sociale.</p>
<p><strong>Aprile / Maggio 2011: Spazio Comune prova a darsi una prospettiva di lavoro.</strong></p>
<p>Le organizzazioni coinvolte tornano a confrontarsi intorno a una questione fondamentale: quali prospettive di lavoro può avere una rete di persone e organizzazioni che ritengono fondamentale intrecciare oggi in Toscana il lavoro sociale al lavoro politico? Dal tentativo di rispondere a questa domanda si generano alcune idee, tra le quali</p>
<p>- Ampliare gli orizzonti fino a costruire una rete europea sulle vulnerabilità e le nuove forme di aggregazione e partecipazione dei soggetti vulnerabili;</p>
<p>- Allestire processi con i quali (ri)progettare la flessibilità delle organizzazioni coinvolte verso un migliore intreccio tra lavoro sociale e lavoro politico;</p>
<p>- Lavorare verso la definizione di nuovi criteri per il sostegno ed il finanziamento di progetti d’intervento sociale in modo da tenere seriamente in considerazione la necessità di non lavorare solo sulle povertà tradizionali;</p>
<p>- Portare i temi e le linee di guida di Spazio Comune all’interno degli strumenti di pianificazione locale e regionale in ambito sociale e socio-sanitario.</p>
<p><strong>Settembre / Novembre 2011: la Fondazione Volontariato e Partecipazione rilancia…</strong></p>
<p>Giudicando di estremo interesse il percorso sperimentato ed i risultati raggiunti la Fondazione Volontariato e Partecipazione prova a lavorare su alcune delle prospettive di lavoro emerse:</p>
<p>- Si partecipa al percorso di progettazione partecipata del nuovo Piano Integrato Regionale Socio-Sanitario della Regione Toscana;</p>
<p>- Viene costituito un tavolo di progettazione europea, in collegamento con gli altri laboratori<br />
regionali di Spazio Comune;</p>
<p>- Viene progettato un percorso di raccolta di dati e opinioni delle organizzazioni toscane operanti nel sociale finalizzato a comprendere gli effetti sociali della crisi economica.</p>
<p><strong>Dicembre 2011 / Febbraio 2012: verso il primo convegno nazionale di Spazio Comune.</strong></p>
<p>Non arriveremo sguarniti al primo convegno nazionale di Spazio Comune. A Febbraio 2012 il Laboratorio Toscano di Spazio Comune discuterà insieme a tutti gli interessati i risultati del percorso di raccolta di dati e opinioni sugli effetti sociali della crisi economica.</p>
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